Erika oggi dipinge l’allegria. Ma per ritrovare se stessa ha dovuto affrontare un lungo percorso, tutto con le sue gambe. Lei lo ha fatto. Anche tu, #ContaSulleTueGambe.

Alta, bionda, con il sorriso aperto al mondo: questa sono io, una donna solare e vitale che non dimostra i suoi 46 anni e che ama pazzamente la sua vita. Ma non è sempre stato così.

 

Sono cresciuta in montagna, da una famiglia di artigiani. Ma è solo all’età di 12 anni che ho capito di essere stata adottata. Quella scoperta fu scioccante ma decisi che mi sarei tenuta tutto dentro, soffrendo per la doppia ferita dell’abbandono e la sensazione di non appartenere al nucleo familiare che mi aveva accolta con amore.

 

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La vita è un lungo viaggio, da affrontare su gambe sicure, che può essere davvero felice solo imparando a prendersi cura di sé. E’ anche a partire dalla fragilità che si può costruire la vera forza. E la storia di Erika è quella di una donna che ci è riuscita, contando sulle sue gambe e sulla determinazione.

Anche tu #ContaSulleTueGambe. E per amarle e proteggerle dal gonfiore, dalla stanchezza e dalle difficoltà di tutti i giorni, affidati a Stasiven Compresse e Stasiven Top. Stasiven Compresse e Stasiven Top aiutano il benessere delle tue gambe agendo da dentro e da fuori.

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Mi sentivo una specie di corpo estraneo

Cominciai a notare tante piccole differenze tra me e i miei fratelli: la fisionomia era completamente diversa, io avevo gli occhi azzurri, loro scuri, io ero alta e robusta, loro smilzi e brevilinei, io avevo senso artistico, loro nemmeno l’ombra. Papà e mamma erano due brave persone, sapevo che il loro affetto era sincero. Ma… chi erano i miei veri genitori? Come potevo scoprirlo? A 12 anni mi era impossibile rispondere a quelle domande.

 

Iniziai a cambiare carattere. Diventai sempre più chiusa in me. “Sarà l’adolescenza” – dicevano in casa. Ma la tempesta ormonale della pubertà non c’entrava nulla. Intanto, ingrassavo, perché il cibo mi dava conforto e calore. E disegnavo, tantissimo. Usavo le matite per esprimermi, molto più e molto meglio che con le parole. Riempivo i fogli di immagini scure, di mari tempestosi, di case in rovina. E intanto mi logoravo dentro.

 

In fuga da una famiglia non mia

Finché, a 18 anni, decisi di andare via di casa. Fu uno shock per i miei quando partii per fare un’esperienza all’estero come ragazza alla pari, e poi, se le cose fossero andate come speravo, per costruirmi un futuro da tutt’altra parte.

 

Quando arrivai in Irlanda ero molto grassa, con le gambe appesantite da tanta ritenzione idrica e cellulite. Una volta là, però, fu come rinascere. Facevo la baby sitter di una coppia di gemelli. La coppia che mi ospitava era un po’ sconclusionata, perfetta per me! Iniziai a dimagrire perché facevo una vita molto movimentata e mi innamorai di Rick.

 

Ci sposammo l’anno successivo, un evento di cui informai la mia famiglia solo a cose fatte. Nessuna festa, nessun tipo di cerimonia speciale. Solo io, Rick e i genitori dei gemelli come testimoni. Una specie di fuga d’amore. Tutto qui.

 

Volevo solo stare bene ma…

Inizialmente vivevo alla giornata e non mi facevo domande di alcun tipo. A chi mi chiedeva di me e delle mie origini sparavo bugie sempre diverse. Col tempo ero di nuovo ingrassata. E poi la nascita del mio primogenito Julian peggiorò le cose. Mangiavo male e bevevo troppo. Io e Rick gestivamo un pub, anche per quello che era così facile mettere su peso!

 

Alla fine, anche per via delle lunghe ore in piedi dietro al bancone, cominciavo ad avere seri problemi di circolazione alle gambe. A notte inoltrata, quando finalmente andavo a letto, sentivo le caviglie talmente gonfie che sembravano pronte per scoppiare. Ero terrorizzata all’idea che mi spuntassero le vene varicose, a soli 25 anni!

 

Una bolla nera

Dopo la seconda gravidanza e la nascita di Jessica, iniziai a stare male. Come se tutto ciò che negli anni avevo nascosto dentro di me, stesse emergendo in superficie e io disperatamente cercassi di tenere tutto sott’acqua. Entrai in depressione, una cosa seria.

 

Trascuravo il lavoro, i miei figli e mio marito, facevo male a me stessa. Con la mia famiglia adottiva avevo tagliato i ponti. Del resto, per tutti quegli anni io avevo fatto finta che non esistessero, arrivando persino a mentire a Rick, affermando che erano morti entrambi. Non sapevo come uscire dal quel buco nero, perché ormai le cose erano andate troppo avanti.

 

La mia via di fuga

Ad un certo punto capii che un modo per uscirne c’era. Cominciai a raccontare la mia storia con la pittura. E lo feci senza trascurare nemmeno il più piccolo dettaglio. Fogli su fogli di ricordi e paure inespresse, in cui descrivevo tutti gli anni della mia esistenza fino a quel momento. E dopo aver messo su carta il dolore, finalmente, potei sfogarlo. Per giorni piansi e raccontai.

 

La terapia funzionò in modo stupefacente. Mi ripresi fisicamente. Certo, ero sempre grassa, ma stavo meglio, avevo più energia, e soprattutto presi una decisione. Sarei tornata a casa per fare luce sulle mie radici. Rick, a cui, con difficoltà, avevo raccontato la verità sul mio passato, decise di accompagnarmi. E così partimmo alla volta delle mie montagne.

 

Ritorno alle origini

Il ritorno fu traumatico: ero cambiata io, ma anche la mia famiglia non era certo quella che ricordavo. I miei genitori mi apparvero vecchi, mio padre era malato. I miei fratelli avevano rilevato l’attività ed erano entrambi sposati. Eravamo dei totali estranei e forse per questo fu più facile ricostruire la mia vicenda, perché ora era subentrato il distacco.

 

Mia madre mi spiegò che ero stata data in adozione quando i miei veri genitori erano morti in un incidente stradale a 3 mesi dalla mia nascita. Loro pensavano di non poter avere figli, in realtà poi concepirono senza problemi Aldo e Cristina. Questo era quanto.

 

Se solo avessi avuto il coraggio di fare quell’indagine prima! Ma forse, pensai, non avrei conosciuto Rick e non avrei avuto Julian e Jessica. La vita, a volte, segue percorsi tutti suoi. Ora potevo finalmente rinascere. Partendo da una certezza: nessuno mi aveva abbandonato, io sola avevo deciso di scappare. L’amore che mi era stato negato, me l’ero negato da sola.

 

Finalmente… io!

Avendo fatto pace con le mie radici, e faticosamente ricucito i rapporti con la mia famiglia, lo stesso feci con il mio corpo. Oggi ho ritrovato la mia linea, e sebbene le mie gambe siano ancora pienotte, sono però molto più toniche e in salute di prima, grazie ai massaggi, alla ginnastica, e agli integratori a base di antiossidanti e di cui non posso più fare a meno.

 

Se mi guardo indietro, oggi che sono una donna realizzata e una pittrice di successo, posso dire che aver avuto il coraggio di guardarmi dentro è stata l’avventura più grande e difficile di tutta la mia vita. Ma quello che ho trovato… è un mondo di colori! Che ora metto sulle mie tele.

 

Erika solare e allegra, Erika che ama la vita. Erika che non è più sola.

 

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