Beatrice è caduta in basso ma ha saputo rialzarsi sulle sue gambe e oggi vede il sole e sorride. La sua è una storia di forza. Anche tu, #ContaSulleTueGambe.

A 25 anni ero una ragazza madre, con un lavoro stagionale da cameriera e tanti sogni infranti alle spalle. Se provavo a guardare all’orizzonte, vedevo solo nebbia. Oggi invece vedo il sole. E sorrido. Perché ce l’ho fatta con le mie gambe.

 

Vengo da una famiglia di piccoli imprenditori edili, che a causa della crisi si sono ritrovati in bancarotta. Di soldi ne giravano pochi ma io, che frequentavo l’ultimo anno di un Istituto tecnico, continuavo a fare la bella vita. Finché un giorno mio padre mi mise davanti alla realtà: “Beatrice, non riusciamo a sostenere le tue spese. O ti dai una calmata o te ne vai di casa.”

 

Fu una doccia fredda

Fino a quel momento i miei non mi avevano mai negato nulla, probabilmente per evitarmi l’imbarazzo di dover dare spiegazioni in giro. La ditta di mio padre e di mio zio era praticamente fallita ma io non mi ero accorta di nulla. Andavo a ballare, dall’estetista, dalla parrucchiera, e la mia unica preoccupazione era di essere ammessa all’esame di diploma.

 

Cosa che accadde ma… accadde anche altro.

 

Quell’estate mio padre decise di farla finita

E la mia famiglia sembrò finita con lui. Subito dopo la maturità scappai, non trovai altro modo di gestire quella situazione insopportabilmente dolorosa e trovai lavoro in un villaggio turistico dove lavoravo come cameriera. Avevo 19 anni e la sera l’unica cosa che riuscivo a fare, con le gambe gonfie come palloni, era piangere fino ad addormentarmi.

 

Trascorsi così un anno, smettevo come stagionale da una parte e ricominciavo da un’altra. Mia madre la sentivo solo al telefono, troppo vigliacca per darle l’appoggio di cui aveva bisogno.

 

Fu un anno terribile, ma quello dopo fu ancora peggiore. Perché restai incinta. Di un cliente.

 

Confusa e disperata

Iniziai a mangiare a più non posso, perché era l’unico modo che trovavo per gestire lo stress. Smisi di lavorare due mesi prima del parto e con i soldi messi da parte cercai un alloggio per me e per il bambino. Non dissi a nessuno che stavo per diventare madre. Ero disperata, con un pancione pesante e le gambe come due mongolfiere.

 

Emotivamente ero una pentola a pressione pronta a scoppiare. Dopo la nascita di Francesco ripresi subito a lavorare, portandomi il bimbo dietro o pagando una babysitter a ore. Questo fino a un anno fa.

 

Ero sola. Poi… la svolta

Ero una madre single e sovrappeso, con un bimbo che non avevo voluto ma che ora amavo con tutte le mie forze. Ma queste forze erano ormai agli sgoccioli. Esausta, tornai a casa con il mio fagotto. E fu strano perché nulla di ciò che mi aspettavo accadde.

 

Nessuno mi biasimò per gli anni di fuga silenziosa. Mamma si innamorò di Francesco a prima vista, per il resto la casa era sempre lì, ipotecata ma in piedi, e la mamma e gli zii lavoricchiavano come potevano. Fu allora che qualcosa scattò dentro di me. Una luce nuova, una risolutezza che, strano a dirsi, passò per una mia trasformazione fisica.

 

La nascita di una nuova me

La gravidanza e la vita disordinata che avevo fatto fino ad allora mi avevano fatto invecchiare. Allo specchio vedevo una donna pesante con le gambe grosse piene di cellulite e un viso sciupato. Troppo, per i miei 26 anni!

 

Cominciai a modificare la mia alimentazione, cercando di ritrovare in modo naturale non solo la forma fisica perduta, ma anche più energia e vitalità. Facevo la doccia scozzese ogni giorno, alternando getti di acqua calda e fredda sulle gambe per riattivare la circolazione, e bevevo tantissima acqua. Puntai su frutta e verdura con effetto drenante e rinforzante delle vene e, dal momento che avevo del tempo libero, provai a piantare un piccolo orto per produrre alcuni dei cibi che consumavo e che facevano bene anche a Francesco.

 

Piantai germogli di legumi, ortaggi vari tra cui patate, peperoni, melanzane, fagiolini e alberi da frutto, in particolare peschi e meli. Andò benissimo, sembrava che avessi il dono di far attecchire le piante! Mi ci dedicavo ogni giorno con grande impegno, ma soprattutto con piacere. E risorgevo.

 

L’importanza di prendermi cura di me

Quando Francesco iniziò la scuola materna ebbi ancora più tempo da dedicare a me stessa. Dimagrivo, imparavo a mangiare sano e a curare il mio aspetto. Per le gambe cominciai a fare un po’ di attività fisica mirata, esercizi di stretching e di yoga che avevo imparato grazie ai tutorial online. Facevo la mia ginnastica prestissimo al mattino con un senso di pace mai provato prima. Massaggiavo i punti critici con un gel speciale che stimolava la microcircolazione, e così iniziai a notare i miglioramenti.

 

Che soddisfazione! Ma il successo più grande arrivò da un’idea piovutami nel bel mezzo di una notte d’estate in cui per trovare refrigerio ero uscita a camminare nell’orto.

 

Un’idea vincente

Decisi che avremmo trasformato quella proprietà in un B&B prima e in un agriturismo poi, una volta pagati i debiti ed estinta l’ipoteca. Potevamo farlo, ne ero sicura! Cosa avremmo offerto? Aria buona, tranquillità, spazi verdi a pochi km dal mare e i dolci freschi e le marmellate golose preparate da me e da mamma. Senza contare la piccola ludoteca con scivoli e altalene donati dagli amichetti di Francesco.

 

Investii tutti i miei risparmi e le mie energie nell’adeguamento della casa e nella realizzazione del sito web, coinvolgendo amici e conoscenti. Il progetto ebbe un immediato successo e da subito iniziarono a fioccare le richieste.

 

Una sinergia meravigliosa è quella che ha portato la mia famiglia a rialzarsi. E così oggi, sulle mie gambe tornate in forma, posso affermare che, se ce l’abbiamo fatta e posso svegliarmi ogni giorno con il sole nel cuore, è perché sono davvero una ragazza tosta. Un’imprenditrice giovane con tanti progetti da realizzare. Lo devo a mio padre, a mia madre, ai miei zii, a Francesco. Ma soprattutto, lo devo a me!

 

Le storie e i personaggi riportati all’interno di questo articolo sono inventati e pertanto non riferibili a persone e/o accadimenti specifici, tuttavia esse sono anche frutto di una rielaborazione di situazioni realistiche e pertanto in qualche modo rappresentative di episodi teoricamente possibili.

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