Margherita, 40 anni, è una donna che ha saputo contare sulle sue gambe per dare una svolta alla sua vita e realizzarsi. Fallo anche tu, #ContaSulleTueGambe.


 
“Gambe grosse, occhio fino” – diceva mia nonna di me.

 

Ebbene sì, il primo è sempre stato un problema perché, quando ero una ragazzina, minigonne e pantaloncini io proprio non me li potevo permettere. A quei tempi sognavo una vita avventurosa, fatta di meravigliosi viaggi in giro per il mondo. Invece la mia realtà era confinata tra casa e scuola. Perché ero impacciata, cicciottella e incredibilmente fragile. Mi abbattevo per un nonnulla, per una frase brusca o una battuta infelice sul mio aspetto.

 

Ma in fondo sapevo che prima o poi sarei sbocciata. Aspettavo il momento in cui avrei spiccato il volo, in cui anche partendo da una base non troppo solida – le mie gambe grosse e afflitte da cellulite che nascondevo sotto jeans informi – avrei dimostrato al mondo che anche io avrei potuto farcela.

 

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La vita è un lungo viaggio, da affrontare su gambe sicure, che può essere davvero felice solo imparando a prendersi cura di sé. E’ anche a partire dalla fragilità che si può costruire la vera forza. E la storia di Margherita è quella di una donna che ci è riuscita, contando sulle sue gambe e sulla determinazione.

Anche tu #ContaSulleTueGambe. E per amarle e proteggerle dal gonfiore, dalla stanchezza e dalle difficoltà di tutti i giorni, affidati a Stasiven Compresse e Stasiven Top. Stasiven Compresse e Stasiven Top aiutano il benessere delle tue gambe agendo da dentro e da fuori.

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Margherita l’invisibile

Margherita così timida e silenziosa. Margherita l’insicura. Ma mia nonna di me una cosa l’aveva capita fin da allora: avevo occhio. Una capacità di osservazione, una abilità di cogliere, attraverso un battito di palpebre, l’intero senso di una scena.

 

A 15 anni presi in mano la mia prima macchina fotografica e fu una sensazione fortissima, come se con quell’attrezzo ci fossi nata. La maneggiavo con facilità, tanto che in breve divenni la fotografa di famiglia, mi chiamavano per le feste di compleanno dei cuginetti, per i pranzi di Natale e Pasqua, e per tutte le occasioni da immortalare in uno scatto.

 

In molte di quelle istantanee di gruppo io non c’ero nemmeno. Mai una volta protagonista.

 

Eppure… dentro di me sentivo che stavo interpretando un ruolo che non mi apparteneva, e che, se volevo cambiare prospettiva ed entrare anche io nell’obiettivo, dovevo partire da me. Dovevo cambiare il mio modo di stare al mondo, partendo dal modificare la mia immagine.

 

La fotografia era mio il mezzo di espressione perfetto, avevo trovato un’attività artistica in cui potevo eccellere, e non l’avrei sprecata!

 

Il momento in cui decisi di diventare visibile

Contro il parere di tutta la mia famiglia, mi iscrissi ad un costoso corso di fotografia artistica, che comportava un trasferimento in un’altra città. Per fare questo, dovetti cercarmi delle coinquiline con cui dividere un piccolo appartamento nei pressi della scuola, e naturalmente ridurre all’osso le mie spese. In pratica risparmiavo su tutto, tranne che sui materiali che mi servivano per il corso.

 

Acquistai una meravigliosa Reflex professionale e fui talmente emozionata che la prima foto che feci fu… un autoscatto. Volevo celebrare l’evento e così mi immortalai sola, in mezzo alla mia stanzetta in affitto, con indosso una vecchia tuta scolorita.

 

Quella foto fu uno spartiacque

L’immagine che la macchina aveva catturato non aveva nulla a che vedere con quella che sentivo vibrare come una musica dentro di me. Le due Margherite non si conoscevano. Quella fuori era goffa, sciatta, grassottella, con gambe pesanti e gonfie. Quella dentro invece era una libellula! Aggraziata, leggera, piena di vita.

 

Decisi allora – avevo 22 anni – che le cose dovevano cambiare, e che se volevo avere delle chance di diventare una fotografa di successo, avrei anche dovuto adeguare il mio aspetto a quel ruolo. Le due cose, sentivo, andavano di pari passo.

 

Più dura delle difficoltà

Fu dura, inutile nasconderlo. Ma io lo fui di più. Le gambe erano il vero problema, perché la loro pesantezza era dovuta ad un problema di circolazione venosa difettosa e di ritenzione idrica. Anche la mia cellulite era una conseguenza di questo stato di cose.

 

Sentivo la necessità non solo di rivoluzionare il mio stile di vita sedentario e la mia alimentazione troppo carica di zuccheri e di calorie, ma di curare le mie gambe con l’amore e l’attenzione che meritavano, perché in fondo sentivo che mi avrebbero portata lontano!

 

Di mia iniziativa mi sottoposi ad un controllo angiologico, perché temevo di essere predisposta alle vene varicose, come molte donne della mia famiglia, scoprendo di avere una insufficienza venosa lieve. Il medico mi disse che ero ancora molto giovane e avevo tutto il tempo e gli strumenti per migliorare lo stato della mia circolazione periferica.

 

Iniziai a fare dei massaggi con gel con effetto flebotonico, e al contempo ad assumere integratori per rinforzare in modo naturale vene e capillari a base di bioflavonoidi, potenti antiossidanti che proteggono i vasi sanguigni. Mangiavo un sacco di mirtilli e di frutti di bosco che sono anch’essi fonte di antiossidanti, bevevo tanta acqua e tisane drenanti ogni giorno, e mi allenavo da sola facendo esercizi per rassodare le gambe e renderle più elastiche.

 

Le mie nuove gambe e la mia rivincita

Intanto il corso procedeva, ero diventata una delle allieve più promettenti. E finalmente venne il giorno della consegna del diploma. Quel giorno mi presentai alla mia famiglia, che non mi vedeva da un po’, più magra di quasi 10 chili e con le cosce che erano quasi la metà di quelle sulle cui tremolanti adiposità mi ero imbarcata in quell’avventura.

 

Ero una Margherita diversa, e fu in quell’occasione che le mie nuove gambe, così forti e agili allo stesso tempo, diventarono il simbolo della mia evoluzione. Ero diventata finalmente la protagonista della mia favola!

 

Margherita oggi: una donna che ce l’ha fatta

Oggi – a 40 anni – sono una fotografa freelance specializzata in reportage naturalistici. Vado in giro zaino in spalla nelle zone più belle del mondo per immortalare i capolavori della natura secondo la mia personale interpretazione del paesaggio.

 

Amo soprattutto i deserti e le zone aride, che proprio per il loro aspetto selvaggio rappresentano una sfida e una scoperta sempre emozionante. Giochi di luce, piccole piante che quasi stentano a crescere ma che sono lì, a testimoniare il miracolo della vita, tutto questo mi fa battere il cuore e le mie foto sono lì a testimoniarlo.

 

La soddisfazione più bella? Mia nonna che con le lacrime agli occhi mi dice: “Sei proprio diventata una ragazza in gamba.”

 

Grazie nonna, ma io, in fondo, l’ho sempre saputo.

admin.infurin

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